“Il cuore di un uomo è molto simile al mare, ha le sue tempeste, le sue maree e nelle sue profondità ha anche le sue perle”
Così scriveva Vincent Van Gogh del mare e del misterioso rapporto che lega l’uomo ad un abisso apparentemente senza confini. Il legame con questo elemento della natura, fondamentale per la sopravvivenza della specie umana, è sempre stato caratterizzato da un rapporto simbiotico e di reciproco affetto.

Da qualche anno a questa parte purtroppo questo rapporto risulta completamente sbilanciato.

L’uomo prevarica costantemente sulla natura, sui mari, sui boschi e chi più ne ha più ne metta, consapevole dei rischi ma convinto di poterli aggirare e di poter vincere una battaglia sull’autodistruzione del pianeta.

Ma siamo davvero tutti consapevoli dei gravi rischi per la salute del mare oppure viviamo in superficie senza considerare tutto quello che vive al di sotto? L’83% dei cittadini italiani, ritiene che sia già gravemente in pericolo. Le principali cause ormai sono ben note a tutti e sono, principalmente, plastiche e micro plastiche e altri rifiuti per una percentuale dell’80%.

Non di poco conto sono l’impatto degli inquinanti chimici per una percentuale del 77% e degli effetti dei cambiamenti climatici causati dall’incuria dell’uomo, spesso poco collegati all’inquinamento delle acque.

I disastri ambientali poi sono all’ordine del giorno ormai e non sono altro che il frutto del progresso della tecnologia ed hanno caratterizzato tutto il ‘900 con il continuo versamento di petrolio nei mari di tutti il mondo. Uno dei disastri più gravi della storia risale al 1989 causato da una violenta esplosione che ha portato allo sversamento di 132000 tonnellate di petrolio sulle coste del Canada.

Anche l’Italia è stata scenario di gravi disastri marini come nel 1991, anno in cui la nave cisterna battente bandiera di Cipro  “Amoco Milford Haven”,  affonda al largo del Golfo di Genova. L’incidente provoca la morte di alcuni membri dell’equipaggio ma anche lo sversamento in mare di circa 144.000 tonnellate di greggio. Attualmente ciò che resta della nave giace  a circa 80 metri di profondità nelle acque Comune di Arenzano ed è considerato il più grande relitto “visitabile” in tutto il mare Mediterraneo.

L’uomo crea e distrugge e la natura si ribella a tutto questo.

Infatti, sempre nel 1991, nel corso della Prima Guerra del Golfo, si verificò una gravissima fuoriuscita di petrolio nel Golfo Persico per poi scoprire che fu l’esercito iracheno ad aprire deliberatamente le valvole delle condutture di petrolio in Kuwait, con l’obiettivo di impedire e di ostacolare lo sbarco dei soldati americani. Tutta la marea nera colpì le coste del Kuwait, Arabia Saudita ed Iran. Stando inoltre alle stime dei ricercatori, la quantità di petrolio che si dispersero nell’ambiente si attesterebbe tra 1.360.000 e 1.500.000 tonnellate.

Infine in tempi più recenti, anzi recentissimi possiamo ricordare quanto è accaduto alle isole Mauritius nel mese di Luglio 2020 ma potremmo citarne molti altri che hanno portato alla morte della flora e della fauna marina e soprattutto della preziosa barriera corallina.

Fortunatamente però il mare è un argomento che sta a cuore agli italiani, infatti la considerazione della sua importanza risulta molto vasta e davvero diffusa. Per tanto l’opinione pubblica appare fortemente convinta della grande urgenza di tutelare il mare, infatti, su una scala di importanza da 1 a 10, per il 45% degli intervistati il bisogno è davvero massimo ed urgente. Metà del campione, ritiene anche che la salvaguardia del mare sia necessaria al fine di mantenere l’ecosistema nei suoi naturali equilibri.

Tali informazioni sono state rilevate dall’indagine “Gli italiani e la tutela del mare e dell’ambiente” sostenuta dall’Istituto nazionale di oceanografia e di geofisica (OGS) con un campione di cittadini di tutt’Italia presenti alla conferenza stampa dell’8 Giugno 2020 in occasione della Giornata Mondiale degli Oceani.

Tutti noi siamo convinti che la protezione del mare, attualmente non tutelata da alcuna giurisdizione nazionale, sia da attribuire a qualche ente, nazionale o sovranazionale, senza considerare la personale assennatezza che ciascuno di noi dovrebbe mettere in campo per garantire alle acque e alle forme di vita che le abitano, un ambiente sano e protetto.

E’ nostro dovere dunque preservare l’ambiente dall’inquinamento e la Lem Linea Ecologica Mangia srl è impegnata proprio in questo! Grazie all’attività di recupero degli oli vegetali esausti è possibile evitare uno dei tanti danni che molto spesso, noncuranti, causiamo all’ambiente marino.

Quasi sempre infatti, versiamo l’olio di frittura in mare… come? Semplice! Lo facciamo senza accorgercene attraverso il lavandino della nostra cucina, non di certo con delle enormi taniche versate nei fiumi o sulla spiaggia!

L’olio esausto di cucina è un mostro silenzioso, che allo stesso modo, silenziosamente, contribuisce alla morte e alla distruzione della fauna e della flora marina se non inizieremo a preoccuparci di recuperarlo in sicurezza, consentendo ad impianti specializzati di poterlo riciclare rimettendolo in natura sotto forma di carburante naturale.

Ogni minimo contributo che possiamo dare alla natura è fondamentale per garantire alla nostra ed alle future generazioni un modo ancora abitabile e vivibile cercando di limitare il più possibile di distruggere la natura che ci ha dato la vita.

Questo legame tra l’uomo è il mare, indissolubile ed indistruttibile deve essere suggellato con un cambio di mentalità da parte dell’intera umanità: non prevaricare ma collaborare con la natura, non sfruttare le sue risorse fino allo stremo ma proteggere tutte le specie viventi per custodire l’ecosistema.

Questo è quello che la Lem Linea Ecologica Mangia srl si propone di trasmettere con le innumerevoli iniziative messe in campo per coinvolgere la cittadinanza attiva alla tutela dell’ambiente, al recupero nel modo corretto dei rifiuti, compreso l’olio esausto vegetale.

Insieme possiamo valorizzare ciò che è rifiuto in partenza.

 Martina Astone