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Riferimenti normativi:

  • M. 05/02/1998 e ss.mm.ii.
  • MATTM 1121 – circolare_21_01_2019_stoccaggi

 

 

L’attività di messa in riserva è definita dal Codice dell’Ambiente all’art. 183 aa) come uno stoccaggio di rifiuti propedeutico al recupero, nonché attività di recupero consistenti nelle operazioni di messa in riserva di rifiuti di cui al punto R13 dell’allegato C alla medesima parte IV”, ove la voce R13 così la definisce: “messa in riserva di rifiuti per sottoporli a una delle operazioni indicate nei punti da R1 a R12, escluso il deposito temporaneo prima della raccolta nel luogo in cui sono stati prodotti.”

Come tutte le attività di gestione dei rifiuti, anche lo stoccaggio è soggetto a un regime espressamente autorizzativo, nonché agli specifici adempimenti amministrativi di comunicazione al Catasto rifiuti e di annotazione sul registro di carico e scarico rifiuti ex artt.189 e 190 T.U.A.

Nella disciplina autorizzativa vigente, le operazioni di stoccaggio destinati a operazioni di recupero (messa in riservaR13) possono essere assoggettate alle procedure semplificate di recupero, di cui all’art. 216 T.U.A. e/o ad altri procedimenti ambientali quali ex art. 208, A.I.A, ecc.

Molto spesso, per questioni di natura economica e tecnica, un rifiuto preso in carico in impianto in modalità R13, necessita di tempi di permanenza più o meno lunghi al fine di essere inviato a trattamento presso apposite realtà autorizzate ed essere valorizzato al meglio sia dal punto di vista ambientale che economico; questo perché la natura commerciale del rifiuto è strettamente correlata al mercato economico di appartenenza.

Considerando gli impianti autorizzati con procedura semplificata, il D.M. 5 febbraio 1998, all’art. 6 richiama la messa in riserva come operazione sottoposta alle disposizioni di cui all’art. 33 del D.Lgs. n. 22/1997 (oggi art. 216 del D.Lgs. n. 152/2006).

Lo stesso D.M. 05/02/98 stabilisce anche i limite temporali della messa in riserva dei rifiuti che poi dovranno essere avviati alle altre operazioni di recupero. Un’indicazione, può essere fornita dall’ art. 6, commi 4, 5, 6 del

D.M. 5 febbraio 1998 “Messa in riserva”.

I rifiuti messi in riserva devono essere avviati ad operazioni di recupero entro un anno dalla data di ricezione. Qualora si tratti di rifiuti pericolosi, l’art. 4, comma 1, lettere c) del D.M. n. 161/2002 dispone: “i rifiuti devono essere sottoposti alle attività di recupero con cadenza almeno semestrale che può essere estesa di ulteriori due mesi qualora ricorrano  motivate  situazioni  tecniche  riguardanti  la  gestione dell’impianto delle quali deve essere data tempestiva notizia alla provincia.”

 

 

In merito agli impianti autorizzati con procedura ordinaria, l’art. 208, nulla si dispone in merito alla durata della messa in riserva dei rifiuti destinati ad operazioni di recupero, ma si rimanda a quanto definito nei decreti ministeriali esistenti.

La Circolare Ministeriale MATTM 1121 – circolare_21_01_2019 recante le “Linee guida per la gestione operativa degli stoccaggi negli impianti di gestione dei rifiuti” al paragrafo 6.1 (Modalità e accorgimenti operativi e gestionali) predispone l’opportunità che le autorizzazioni individuino, ai sensi dell’art. 208, comma 11, lett. c), del d.lgs. n. 152 del 2006, termini temporali massimi ragionevoli per le operazioni di stoccaggio nonché che le stesse rechino indicazioni sulla capacità massima di stoccaggio istantanea.

A tal riguardo, con riferimento alle tempistiche di stoccaggio dei rifiuti ed alla loro successiva destinazione, la stessa Circolare Ministeriale precisa che:

  • i rifiuti non pericolosi sui quali viene operata la messa in riserva (R13) vanno destinati ad impianti di recuperodi terzi preferibilmente entro sei (6) mesi dalla data di accettazione degli stessi nell’impianto. In ogni caso, pergli impianti in procedura semplificata ai sensi del M. 5 febbraio 1998 la messa in riserva di rifiuti non deve mai superare il termine massimo di dodici (12) mesi dalla data di accettazione nell’impianto; detto termine massimo può essere applicato in sede autorizzativa da parte delle autorità competenti anche agli impianti in procedura ordinaria o AIA;
  • i rifiuti pericolosi sui quali viene operata la messa in riserva (R13), secondo le procedure semplificate di cui al D.M. n. 161/2002, devono essere avviati a recupero entro il termine massimo di sei (6) mesi dalla data di accettazione degli stessi nell’impianto; detto termine massimo può essere applicato in sede autorizzativa da parte delle autorità competenti anche agli impianti in procedura ordinaria o AIA;
  • i rifiuti sui quali viene operato il deposito preliminare (D15) devono essere avviati alle successive operazioni di smaltimento entro massimo dodici (12) mesi dalla data di accettazione degli stessi nell’impianto, in virtù di quanto indicato all’art. 2, comma 1, lett. g) del d.lgs. n. 36 del

Il quesito che rende difficile l’applicazione del limite temporale in fase di controllo da parte delle autorità è dovuto ad una carenza di natura giuridica, poiché la circolare ministeriale rappresenta una linea guida che per avere “forza legge” deve essere assorbita dai provvedimenti autorizzativi ambientali in fase di rilascio.

Infatti il termine adottato dalla Circolare Ministeriale (“opportunità”) lascia intendere che le autorità

competenti (Provincie e Regioni) laddove ritengano necessario adottino nelle proprie autorizzazioni termini temporali massimi ragionevoli inferiori a quelli previsti nei due Decreti Ministeriali.

Il che significa che in assenza di prescrizioni a riguardo nei titoli autorizzativi rilasciati, la cadenza temporale prevista resta quella disciplinata dai due Decreti Ministeriali (05-02-98 e 186).

 

A cura dell’Ing. Antonio Mozzillo