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MUD 2021

MUD: quest’anno dovrà essere presentato entro il 16 giugno 2021

Pubblicate in Gazzetta nuove regole per la compilazione

RIFIUTI

In base all’articolo 6 comma 2-bis della Legge 25 gennaio 1994 n.70 istitutiva del MUD, qualora si renda necessario apportare, nell’anno successivo a quello di riferimento, modifiche ed integrazioni al modello unico di dichiarazione ambientale, le predette modifiche ed integrazioni sono disposte con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri e, in tale ipotesi, il termine per la presentazione del modello è fissato in centoventi giorni a decorrere dalla data di pubblicazione del predetto decreto.

Sul Supplemento Ordinario n. 10 della Gazzetta Ufficiale di ieri, 16 febbraio 2021, è stato pubblicato il D.P.C.M 23 dicembre 2020, che approva il modello unico di dichiarazione ambientale per l’anno 2021; pertanto il termine di presentazione del MUD è fissato al 16 giugno 2021.

A cura dell’Ing. Antonio Mozzillo

Limiti temporali alla messa in riserva di rifiuti (R13) Facciamo chiarezza!!!

Riferimenti normativi:

  • M. 05/02/1998 e ss.mm.ii.
  • MATTM 1121 – circolare_21_01_2019_stoccaggi

 

 

L’attività di messa in riserva è definita dal Codice dell’Ambiente all’art. 183 aa) come uno stoccaggio di rifiuti propedeutico al recupero, nonché attività di recupero consistenti nelle operazioni di messa in riserva di rifiuti di cui al punto R13 dell’allegato C alla medesima parte IV”, ove la voce R13 così la definisce: “messa in riserva di rifiuti per sottoporli a una delle operazioni indicate nei punti da R1 a R12, escluso il deposito temporaneo prima della raccolta nel luogo in cui sono stati prodotti.”

Come tutte le attività di gestione dei rifiuti, anche lo stoccaggio è soggetto a un regime espressamente autorizzativo, nonché agli specifici adempimenti amministrativi di comunicazione al Catasto rifiuti e di annotazione sul registro di carico e scarico rifiuti ex artt.189 e 190 T.U.A.

Nella disciplina autorizzativa vigente, le operazioni di stoccaggio destinati a operazioni di recupero (messa in riservaR13) possono essere assoggettate alle procedure semplificate di recupero, di cui all’art. 216 T.U.A. e/o ad altri procedimenti ambientali quali ex art. 208, A.I.A, ecc.

Molto spesso, per questioni di natura economica e tecnica, un rifiuto preso in carico in impianto in modalità R13, necessita di tempi di permanenza più o meno lunghi al fine di essere inviato a trattamento presso apposite realtà autorizzate ed essere valorizzato al meglio sia dal punto di vista ambientale che economico; questo perché la natura commerciale del rifiuto è strettamente correlata al mercato economico di appartenenza.

Considerando gli impianti autorizzati con procedura semplificata, il D.M. 5 febbraio 1998, all’art. 6 richiama la messa in riserva come operazione sottoposta alle disposizioni di cui all’art. 33 del D.Lgs. n. 22/1997 (oggi art. 216 del D.Lgs. n. 152/2006).

Lo stesso D.M. 05/02/98 stabilisce anche i limite temporali della messa in riserva dei rifiuti che poi dovranno essere avviati alle altre operazioni di recupero. Un’indicazione, può essere fornita dall’ art. 6, commi 4, 5, 6 del

D.M. 5 febbraio 1998 “Messa in riserva”.

I rifiuti messi in riserva devono essere avviati ad operazioni di recupero entro un anno dalla data di ricezione. Qualora si tratti di rifiuti pericolosi, l’art. 4, comma 1, lettere c) del D.M. n. 161/2002 dispone: “i rifiuti devono essere sottoposti alle attività di recupero con cadenza almeno semestrale che può essere estesa di ulteriori due mesi qualora ricorrano  motivate  situazioni  tecniche  riguardanti  la  gestione dell’impianto delle quali deve essere data tempestiva notizia alla provincia.”

 

 

In merito agli impianti autorizzati con procedura ordinaria, l’art. 208, nulla si dispone in merito alla durata della messa in riserva dei rifiuti destinati ad operazioni di recupero, ma si rimanda a quanto definito nei decreti ministeriali esistenti.

La Circolare Ministeriale MATTM 1121 – circolare_21_01_2019 recante le “Linee guida per la gestione operativa degli stoccaggi negli impianti di gestione dei rifiuti” al paragrafo 6.1 (Modalità e accorgimenti operativi e gestionali) predispone l’opportunità che le autorizzazioni individuino, ai sensi dell’art. 208, comma 11, lett. c), del d.lgs. n. 152 del 2006, termini temporali massimi ragionevoli per le operazioni di stoccaggio nonché che le stesse rechino indicazioni sulla capacità massima di stoccaggio istantanea.

A tal riguardo, con riferimento alle tempistiche di stoccaggio dei rifiuti ed alla loro successiva destinazione, la stessa Circolare Ministeriale precisa che:

  • i rifiuti non pericolosi sui quali viene operata la messa in riserva (R13) vanno destinati ad impianti di recuperodi terzi preferibilmente entro sei (6) mesi dalla data di accettazione degli stessi nell’impianto. In ogni caso, pergli impianti in procedura semplificata ai sensi del M. 5 febbraio 1998 la messa in riserva di rifiuti non deve mai superare il termine massimo di dodici (12) mesi dalla data di accettazione nell’impianto; detto termine massimo può essere applicato in sede autorizzativa da parte delle autorità competenti anche agli impianti in procedura ordinaria o AIA;
  • i rifiuti pericolosi sui quali viene operata la messa in riserva (R13), secondo le procedure semplificate di cui al D.M. n. 161/2002, devono essere avviati a recupero entro il termine massimo di sei (6) mesi dalla data di accettazione degli stessi nell’impianto; detto termine massimo può essere applicato in sede autorizzativa da parte delle autorità competenti anche agli impianti in procedura ordinaria o AIA;
  • i rifiuti sui quali viene operato il deposito preliminare (D15) devono essere avviati alle successive operazioni di smaltimento entro massimo dodici (12) mesi dalla data di accettazione degli stessi nell’impianto, in virtù di quanto indicato all’art. 2, comma 1, lett. g) del d.lgs. n. 36 del

Il quesito che rende difficile l’applicazione del limite temporale in fase di controllo da parte delle autorità è dovuto ad una carenza di natura giuridica, poiché la circolare ministeriale rappresenta una linea guida che per avere “forza legge” deve essere assorbita dai provvedimenti autorizzativi ambientali in fase di rilascio.

Infatti il termine adottato dalla Circolare Ministeriale (“opportunità”) lascia intendere che le autorità

competenti (Provincie e Regioni) laddove ritengano necessario adottino nelle proprie autorizzazioni termini temporali massimi ragionevoli inferiori a quelli previsti nei due Decreti Ministeriali.

Il che significa che in assenza di prescrizioni a riguardo nei titoli autorizzativi rilasciati, la cadenza temporale prevista resta quella disciplinata dai due Decreti Ministeriali (05-02-98 e 186).

 

A cura dell’Ing. Antonio Mozzillo

PROCEDURE SEMPLIFICATE IMPIANTO STOCCAGGIO E RECUPERO RIFIUTI FAQ – Domande Frequenti

– Quali sono i riferimenti di legge riguardo le ‘procedure semplificate’?

o  D.Lgs. 03/04/2006 n. 152 artt. 214, 215 e 216, come modificato dal D.Lgs. 16/01/2008 n. 4.

–  Dove sono contenute le norme tecniche da rispettare per chi opera in ‘procedura semplificata’

  • Le norme tecniche sono contenute nel D.M. 05.02.1998 e nel D.M. 186 del 04.2006.

–  A chi richiedere il Certificato di Classificazione di Industria Insalubre? E qual è l’iter burocratico?

  • Presentare la richiesta al Comune dove si trova l’impianto.
  • Il comune trasmette pratica all’ASL di competenza che esprime proprio parere e classifica l’azienda come Industria
  • La Provincia, nelle more del rilascio del Certificato da parte dei Comuni, prescrive nel Decreto autorizzativo la trasmissione di detto Certificato entro il termine di 180 giorni, fermo restando l’acquisizione di una dichiarazione di atto notorio da parte della Ditta attestante l’iter della

–  E’ sempre necessario presentare il Certificato di Destinazione urbanistica e il Permesso a costruire?

  • Se nel certificato di agibilità viene richiamata la Destinazione urbanistica e il Permesso a costruire.
  • Se l’agibilità si autocertifica ai sensi dell’artt. 24 e 25 del D.P.R. 380/2001 (silenzio – assenso).

–  Per quali impianti bisogna presentare la dichiarazione di Conformità ai sensi del D.P.R. 380 del 2001?

  • Per l’impianto elettrico; i macchinari;

–  E’ importante specificare nella comunicazione di inizio attività quali operazioni di recupero la Ditta intende effettuare?     E qual è la potenzialità dell’impianto?

  • Specificare sempre se la Ditta intende effettuare solo l’operazione di Messa in riserva (R13) o anche quella di Recupero e specificare quale (R1, R2 ….R9);
  • Specificare la potenzialità dell’impianto, tenendo conto che deve essere sempre superiore al totale delle quantità di rifiuti richiesti. Le quantità di rifiuti da trattare devono avere, in ogni momento, un rapporto di 1mc/4mq rispetto alla superficie dell’impianto.

–  Il Certificato della Camera di Commercio deve essere in originale?

  • Deve riportare la dicitura di non fallimento e l’antimafia.

–  A chi richiedere l’autorizzazione alle emissioni in atmosfera?

  • Alla Giunta Regionale della Campania – Settore Ambiente
  • Se l’attività dell’azienda produce emissioni scarsamente rilevanti, basta presentare una comunicazione di inizio attività con emissioni scarsamente rilevanti ai sensi dell’art. 272 del D. Lgs. 152/2006. La Regione formulerà la ’presa d’atto’ di tale comunicazione, a cui seguiranno gli accertamenti da parte degli Enti preposti al controllo. Se l’attività invece ricade negli allegati all’art. 269 del D. Lgs. 152/2006 si presenta una richiesta di autorizzazione alleemissioni in A seguito di tale richiesta la Regione convocherà una Conferenza di Servizi con gli Enti competenti in materia al fine di esprimere il parere su tale attività.

–  A chi richiedere l’autorizzazione agli scarichi delle acque reflue?

  • All’Ente gestore Idrico Campano
  • Se la Ditta è provvista di vasche a tenuta a svuotamento periodico, non necessita di autorizzazione agli scarichi.

–  Quando è necessario il Certificato Prevenzione Incendi C.P.I.?

  • Per le attività che ricadono nel D.P.R. 151/2011.

–  Quando si deve consegnare il Documento di Valutazione Rischi (D.V.R.)?

  • Entro 90 giorni dall’inizio dell’attività.

–  Che cosa è necessario scrivere nella relazione tecnica?

 

 

  • La descrizione dettagliata dell’impianto, comprensiva di dati tecnici quali ampiezza delle aree, destinazione delle aree,viabilità, modalità di gestione e stoccaggio, norme procedurali di settore, , la spiegazione del lay-out lavorativo in tutte le sue fasi lavorative.

–  Quali elementi bisogna inserire nella Rappresentazione grafica dell’impianto?

  • La Rappresentazione grafica dell’impianto deve corrisponde allo stato reale dei luoghi sia per quanto attiene gli edifici, p.es. ingresso, uffici, vie carrabili, ecc. sia per quanto concerne l’ubicazione dei macchinari, l’individuazione delle zone di conferimento rifiuti, di Messa in riserva, di stoccaggio materie prime, ecc. Nel grafico devono essere inserite le tipologie di rifiuti da trattare e le aree dove avvengono le operazioni di

 

Ing. Antonio Mozzillo

Valutazione di Impatto Ambientale e procedura di screening V.I.A Alla ricerca di una stabilità procedurale “MODIFICHE A PROGETTI ESISTENTI”

Riferimenti normativi:

  • Lgs. 104 del 2017
  • Risposta del Ministero dell’Ambiente ai quesiti della Commissione europea del 21 maggio 2015
  • punto 8, lettera t) dell’Allegato IV alla Parte Seconda del D. Lgs. 152/2006 

    Con il presente articolo si propone un’analisi della normativa in materia di screening e valutazioni ambientali in campo europeo, nazionale e regionale, come risultante dalla riforma apportata dal D. Lgs. 104 del 2017, anche alla luce delle recenti Linee guida Ci si sofferma sul problema pratico della necessità di sottoporre nuovamente a screening regionale una modifica di un impianto, in forza della legge nazionale e regionale.Esistono casi in cui impianti già sottoposti a valutazioni ambientali concluse con provvedimento finale (Valutazione impatto ambientale e/o provvedimento di esclusione a VIA), necessitano di apportare delle variante al progetto valutato.

    Le modifiche di progetti esistenti sono individuate espressamente al punto 8, lettera t) dell’Allegato IV alla Parte Seconda del D. Lgs. 152/2006, che, trasponendo letteralmente il punto 13.a dell’Allegato II alla direttiva VIA, contempla le “modifiche o estensioni di progetti di cui all’allegato III o all’allegato IV già’ autorizzati, realizzati o in fase di realizzazione, che possono avere notevoli ripercussioni negative sull’ambiente (modifica o estensione non inclusa nell’allegato III)”. Questa definizione molto concisa nei termini ma molto astratta dal punto di vista pratico-operativo, pone una grossa problematica di gestione delle istanze.

    Molto spesso, “la sottoposizione a nuovo screening V.I.A., rappresenta una scelta di cautela dell’autorità amministrativa, spesso non adeguatamente motivata in relazione a fattori carenti di oggettiva pericolosità rivenienti dagli indici di cui all’Allegato V al Codice ambientale.

    La Valutazione preliminare, è riservata a progetti considerati ex ante dal Legislatore di “minore impatto” (quelli elencati negli Allegati II-bis e IV al Codice dell’Ambiente), per i quali si giustifica una procedura accelerata nelle tempistiche, ma non nell’istruttoria. A dirla tutta, “lo screening, dunque, data la sua complessità e l’autonomia riconosciutagli dallo stesso Codice ambientale che all’art. 20 (e, più di recente, all’art. art. 9, d.lgs. del 16 giugno 2017, n. 104) ne disciplina lo svolgimento, è esso stesso una procedura di valutazione di impatto ambientale”.

    In giurisprudenza, infatti, si è osservato che “a seguito della riproposizione del progetto nuovamente a screening V.I.A., si apre una nuova fase, su iniziativa della parte interessata, con evidente aggravamento procedimentale. Essa richiede l’elaborazione di una serie di documenti, con costi a carico della richiedente ed impiego di tempo, con conseguente differimento della realizzazione e messa in opera dell’impianto, anche ove la procedura si dovesse chiudere con esito positivo. Ciò sicuramente determina un pregiudizio per l’interessata, la quale può fa valere l’interesse legittimo alla corretta applicazione dell’art. 20 del d.lgs. n. 152/2006 e dei principi che regolano l’azione amministrativa ed alla correlata ritenuta non necessità di sottoposizione del progetto a V.I.A.” (così,TAR Roma sent. 6 aprile 2016, n. 4177 confermata da Cons. Stato, sent. 15 gennaio 2018, n. 191).

    Si consideri un caso esempio di un impianto di recupero rifiuti soggetto ad una categoria progettuale (“categoria di cui al comma 7 lettera z.b dell’allegato IV alla parte II del D.Lgs. 152/06 ss.mm.ii,) per cui si è attivato e concluso il procedimento di screening Via con parere di esclusione e immagiamo che la stessa azienda in un secondo momento intende apportare una modifica al progetto consistente in un inserimento di un codice cer di altra tipologia rispetto alquadro esercente (tipologia pericoloso) relativamente alla sola messa in riserva R13. Ecco, in questo caso ci troveremo dinnanzi ad una situazione di difficile interpretazione normativa. Quale procedura attivare? Rifare lo screening VIA e poi effettuare la variante ai sensi del DPR59/2013 e/o art. 208???

    In via cautelativa si tende a riassoggettare a nuova procedura di screening il progetto, mentre da un attenta analisidel punto 8, lettera t) dell’Allegato IV alla Parte Seconda del D. Lgs. 152/2006 basterebbe effettuare una valutazionepreliminare con chek di controllo (pre-screening) in cui il proponente asseveri l’assenza di notevoli ripercussioni negative sull’ambiente.

    Ai fini dell’applicazione di tale disposizione ad opere o interventi originariamente già sottoposti a verifica di assoggettabilità alla VIA o alla VIA, potrebbero ritenersi modifiche o estensioni che possono avere notevoli ripercussioni negative sull’ambiente (di seguito semplicemente modifiche o estensioni) quelle per le quali è verificata una o più delle seguenti condizioni:

    • Ampliamento delle superfici delle strutture edilizie interne o esterne al perimetro dell’impianto, oltre la soglia del 10%;
    • Ampliamento o riduzione della intera superficie sulla quale insiste l’impianto, oltre la soglia
    • del 10%;
    • Aumento dei quantitativi di rifiuti in ingresso, oltre la soglia del 10%;
    • Aumento del numero dei codici CER , oltre la soglia del 10%;
    • Variazione del ciclo produttivo con modifica delle operazioni di smaltimento o di recupero rispetto a quelle già autorizzate, così come definite dagli Allegati B e C della parte IV del D.Lgs. 152/2006 e m.i;
    • La sostituzione di codici di rifiuti non pericolosi con rifiuti pericolosi
    • La miscelazione di rifiuti di cui al comma 2 dell’art. 187 del D.Lgs. 152/2006 e smi
    • La integrazione o la sostituzione di codici di rifiuti che sono regolamentati dalle seguenti norme di settore:
    • Rifiuti elettrici ed elettronici ( D.Lgs. 151/2005)
    • Rifiuti sanitari ( D.P.R. n. 254/2003)
    • Veicoli fuori uso ( D.Lgs. 209/2003)
    • Recupero dei rifiuti dei beni e prodotti contenenti amianto ( D.Lgs. 248/2004)
  • Oli usati ( D.Lgs. 95/92)
  • Cambiamento della localizzazione;
  • Cambiamento di tecnologia qualora questo non determini la riduzione o il mantenimento degli impatti preesistenti;
  • Modifiche a impianti produttivi che comportino un aumento della produzione (intesa come media annuale calcolata sugli ultimi tre anni) superiore al 30%;
  • Modifica tale da comportare un incremento massimo dei fattori di impatto caratteristici del progetto:
  • fabbisogno di materie prime 30%;
  • fabbisogno di acqua 20%;
  • fabbisogno di energia 20%;
  • produzione di rifiuti 20%;
  • emissioni atmosferiche 10%;
  • emissioni di rumori 50% del valore differenziale acustico notturno e diurno di cui alla legge quadro 447/95;
  • scarichi idrici 20%;
  • emissioni termiche 10%;
  • emissioni di vibrazioni 20%
  • emissioni di radiazioni 20%
  • traffico generato dall’intervento 30%
  • materiali pericolosi usati, immagazzinati o prodotti sul sito 20%;
  • rischio di incidenti rilevanti, quando intervengono modifiche che fanno rientrare l’azienda o l’impianto nel campo di applicazione della direttiva 2003/105/CE “Seveso III”.

E ovvio considerare che nel caso di modifiche o estensioni realizzate in più fasi, si ritiene necessaria una nuova valutazione allorché con l’ennesima modifica o estensione si determini il superamento delle soglie sopraindicate rispetto al progetto originariamente autorizzato.

Occorrerebbe una chiara regolarizzazione della disciplina, onde evitare l’attivazione di procedimenti senza una chiara identificazione degli impatti generati dalla modifica apportata.

Questo eviterebbe da un lato, un eccessivo carico di procedimenti amministrativi ambientali da espletarsi a carico dell’amministrazione e degli uffici competenti e dall’altro lato eviterebbe oneri e tempi eccessivi di realizzazioni di opere e modifiche apportate dal gestore/committente con evidente riduzione dei costi.

A cura dell’Ing. Antonio Mozzillo

 

Decreto Dirigenziale n. 5 del 12/01/2018 DGRC n 677 del 07.11.2017 – Disciplinare tecnico L.R. n.14/2016 Verbale del Comitato Direttivo ORGR del 12/12/2017

Decreto Dirigenziale n. 5 del 12/01/2018 

DGRC n 677 del 07.11.2017 – Disciplinare tecnico
L.R. n.14/2016
Verbale del Comitato Direttivo ORGR del 12/12/2017 

Premesso che:
Il nuovo MUD, che va a sostituire quello precedente allegato al DPCM del 28 dicembre 2017 (MUD 2018), come richiesto dal Ministero dell’ambiente, avrà il termine per la presentazione della dichiarazione, sabato 22 giugno 2019 (120 giorni a decorrere dalla data di pubblicazione in GU del decreto); e che in ogni caso tutti i soggetti obbligati relativamente alle varie categorie (produzione, gestione e trasporto), dovranno ottemperare entro la scadenza appena indicata. 

Si precisa che:
Come definito dal DGRC n 677 del 07.11.2017 – Disciplinare tecnico che regola le funzionalità dell’applicativo WEB service denominato O.R.So. (Osservatorio Rifiuti Sovraregionale) quale sistema informatizzato unico per la trasmissione dei dati di cui al comma 3-quater dell’art. 205 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, resta invariato al 30 aprile la scadenza per la chiusura anno per tutti gli impianti di gestione rifiuti.
La sezione dei dati annuali suddivisa in più schede che, a seconda della tipologia dell’impianto, possono variare, dovrà essere compilata obbligatoriamente per ogni impianto entro il 30 aprile dell’anno successivo all’anno di riferimento, dunque 30 aprile 2019. 

Inoltre nella medesima comunicazione di chiusura anno va caricato anche il file “mud.000” che verrà poi successivamente trasmesso nella dichiarazione Mud entro il 22 giugno 2019. 

Inadempienze 

In caso di ritardo o omissione della comunicazione di cui all’art.8 del documento di organizzazione e modalità di funzionamento, l’O.R.G.R. diffida i soggetti inadempienti ad ottemperare nel termine massimo di 30 giorni (entro il 30 maggio 2019), dandone contestuale comunicazione alla Direzione Generale Ambiente e Ecosistema. Decorso il termine di cui innanzi, l’Osservatorio provvede a segnalare l’inosservanza alle amministrazioni competenti ad adottare gli opportuni provvedimenti. 

Per qualsiasi chiarimento e adempimento in materia, lo Studio Physis resta a disposizione. 

A cura dell’Ing. Mozzillo Antonio 

Estratto normativo: D.Lgs. 152/06 | Circolare Ministeriale 4 agosto 98 n. GAB/DEC/812/98

DATA DI EMISSIONE E DATA DI PARTENZA DEL FIR

La data da riportare a fianco dei suddetti “serie e numero” e’ la data di emissione, cioe’ di compilazione, del formulario, e dovra’, ovviamente, essere uguale per tutte e quattro le copie. La data di emissione puo’ non corrispondere a quella riportata alla voce “data/. inizio trasporto” di cui al punto 10 del formulario. Quest’ultima infatti, si riferisce alla data ed ora di partenza del trasporto

CONSERVAZIONE DEI FIR EMESSI E COMPILATI E CORRELAZIONE CON I REGISTRI DI CARICO E SCARICO:

Il decreto legislativo n. 22/1997, e dall’art. 4, comma 3, del decreto ministeriale n. 145/1998, e presuppone che il formulario sia conservato nel medesimo luogo dove deve essere conservato il registro di carico e scarico.
Per attuare la necessaria integrazione tra formulario e registro, il decreto ministeriale n. 145/1998 prevede, inoltre, che in alto a destra del formulario sia riportato il “numero di registro”. Tale voce si deve intendere riferita al numero progressivo che individua l’annotazione sul registro dell’operazione di carico o di scarico relativa ai rifiuti oggetto del trasporto. A tali fini le singole annotazioni sul registro delle operazioni di carico e scarico dovranno essere contraddistinte con un numero progressivo;

OBBLIGO DI ANNOTAZIONE DEL NUMERO DI REGISTRO DA PARTE DEI SOGGETTI COINVOLTI NEL TRASPORTO:

Il numero di registro” deve essere apposto sul formulario da parte dei soggetti obbligati alla tenuta dei registri di carico e scarico. E’ ovvio, infatti, che il “numero di registro” non puo’ essere apposto sul formulario da parte dei soggetti che non sono obbligati a tenere i suddetti registri. In tale evenienza, tuttavia, l’esonero dall’obbligo del registro dovra’ risultare da specifica indicazione riportata nell’apposito spazio del formulario riservato alle “annotazioni”. Il formulario stesso, inoltre, dovra’ essere conservato presso i suddetti soggetti non obbligati alla tenuta dei registri di carico e scarico;

CAMBIO DESTINATARIO DA PARTE DEL TRASPORTATORE:

Nel caso in cui il trasportatore sia costretto a cambiare destinatario, ad esempio perche’ quello previsto e’ impossibilitato a ricevere il rifiuto o lo respinga totalmente, il nuovo percorso e il nuovo destinatario, nonche’ i motivi della variazione, devono essere riportati nell’apposito spazio del formulario riservato alle “annotazioni

CORRETTA COMPILAZIONE DEL FORMULARIO RIFIUTI:

Deve essere emesso un formulario per ciascun rifiuto quale risulta individuato dal codice (CER) e dalla descrizione. A tale ultimo fine, al punto 4 del formulario, voce “Descrizione” dovra’ riportarsi l’aspetto esteriore dei rifiuti che consente di identificare il rifiuto con il massimo grado di accuratezza;

Le quantita’ vanno indicate in kg oppure in litri. Nel caso in cui i rifiuti siano individuabili in termini di unita’ numeriche, l’indicazione delle “Quantita'” puo’ essere espressa indicando anche il numero delle unita’ trasportate;

Per “firma del trasportatore” si intende la sottoscrizione da parte della persona fisica che effettua il trasporto e ne assume la relativa responsabilita’;

Le caratteristiche chimico fisiche, di cui alla casella 5, terza sezione, dell’allegato B, al decreto ministeriale n. 145/1998, che devono essere specificate nel caso in cui i rifiuti siano avviati allo smaltimento in discarica, sono quelle necessarie per accertare la compatibilita’ del rifiuto con le prescrizioni dell’autorizzazione ai sensi dell’art. 1, del decreto ministeriale n. 141/1998;

Alla voce “quantita'”, casella 6, terza sezione, dell’allegato B, al decreto ministeriale n. 145/1998, deve sempre essere indicata la quantita’ di rifiuti trasportati. Inoltre, dovra’ essere contrassegnata la casella
“(.)” relativa alla voce “Peso da verificarsi a destino.” nel caso in cui per la natura del rifiuto o per l’indisponibilita’ di un sistema di pesatura si possano, rispettivamente, verificare variazioni di peso durante il trasporto o una non precisa corrispondenza tra la quantita’ di rifiuti in partenza e quella a destinazione;

CAMBIO TRASPORTATORE PER IL MEDESIMO RIFIUTO CON IL MEDESIMO FORMULARIO:

Nel caso in cui, per concrete esigenze operative o imprevisti tecnici, un trasporto di rifiuti venga effettuato dallo stesso tasportatore con veicoli diversi o da trasportatori diversi, gli estremi identificativi dei diversi trasportatori (nominativo, c. fiscale, n. aut. albo), dei diversi mezzi utilizzati (es. targa automezzo), il nominativo del conducente e la firma di assunzione di responsabilita’ potranno essere riportati sulle tre copie che accompagnano il trasporto medesimo nell’apposito spazio riservato alle “annotazioni”.

In caso di trasporto misto (es. gomma/ferrovia, gomma/nave), occorre specificare nello spazio per le annotazioni, la tratta ferroviaria o marittima interessata e allegare al formulario stesso i documenti previsti dalle norme che disciplinano il trasporto ferroviario o marittimo.

Poiche’ in tali evenienze le quattro copie del formulario risultano insufficenti in quanto i soggetti che partecipano alla movimentazione sono piu’ di tre (il produttore/detentore, il trasportatore e il destinatario) sara’ possibile conservare delle fotocopie dei formulari, fermo che il trasporto dovra’ sempre essere accompagnato dagli originali del formulario. Pertanto, a conclusione del trasporto gli originali dei formulari dovranno restare: due originali al produttore/detentore; un originale al trasportatore che consegna i rifiuti al destinatario finale; e un originale al destinatario finale che effettua le operazioni di recupero o di smaltimento.

TRASBORDO PARZIALE DEI RIFIUTI SU UN ALTRO MEZZO:

In caso di trasbordo parziale del carico su mezzo diverso effettuato per motivi eccezionali, il trasportatore dovra’ emettere un nuovo formulario relativo al quantitativo di rifiuti conferito al secondo mezzo di trasporto. Nel nuovo formulario, il trasportatore dovra’ indicare, nello spazio riservato al produttore/detentore, la propria ragione sociale e, nello spazio per le annotazioni, il motivo  del  trasbordo, il  codice  alfanumerico del  primo  formulario e IL nominativo del produttore di origine.
Sul primo formulario di identificazione, nello spazio per le annotazioni, dovra’ essere apposto il codice alfanumerico del nuovo formulario emesso e gli estremi identificativi del trasportatore che prende in carico i rifiuti e al produttore dovra’ comunque essere restituita la quarta copia del primo e del secondo formulario emesso.

MODALITA’ DI TENUTA E DI COMPILAZIONE DEL REGISTRO DI CARICO E SCARICO:

Nel caso in cui i registri siano tenuti mediante strumenti formatici, il modulo continuo da utilizzare deve essere conforme al modello riportato negli allegati A o B al decreto ministeriale n. 145/l998;

I soggetti che effettuano attivita’ di intermediazione e commercio con detenzione dei rifiuti sono equiparati, ai fini della tenuta dei registri, ai soggetti che effettuano attivita’ di recupero e smaltimento; quindi, l’obbligo di annotazione va adempiuto entro le 24 ore dalla presa in carico

Il modello B va compilato solo per i rifiuti che sono oggetto di intermediazione o di commercializzazione senza che l’intermediario o il commerciante ne abbia la detenzione. In tal caso l’annotazione sul registro e’ da riferire al formulario emesso dal produttore ed ai fini dell’integrazione con il registro, l’intermediario dovra’ allegare una copia fotostatica del formulario;

Isoggetti sottoposti all’obbligo dei registri di carico e scarico possono tenere un solo registro per le diverse attivita’ indicate al punto 2, dell’allegato A-1, al decreto ministeriale n. 148/1998. In tal caso dovranno essere barrate le caselle corrispondenti alle attivita’ svolte.

Tuttavia, nel caso di piu’ impianti distinti all’interno di un medesimo stabilimento ogni impianto dovra’ disporre di un registro di carico e scarico.

CORREZIONI FORMULARI RIFIUTI

Il FIR, unitamente al registro di carico e scarico, costituiscono prove documentali privilegiate per l’esatta tracciabilità della gestione rifiuti (compresa la fase del trasporto). Per le revisioni da effettuarsi si potrebbero ipotizzare correzioni di questo tipo: riga sopra al dato errato e riscrittura accanto corretta, con relativa nota dell’errore di compilazione nell’apposito spazio riservato alle “Annotazioni”.La prassi rivela inoltre l’utilità di indicare – sempre utilizzando il campo delle “Annotazioni” – le motivazioni dell’annullamento della registrazione, con una dicitura quale “Errore materiale di trascrizione …”.

Ciò posto in merito alle modalità di correzione degli errori sul FIR, si ritiene che le lettere utilizzate per comunicare per iscritto determinate inesattezze siano sostanzialmente prive di valore ai fini pubblicistici: le eventuali correzioni dei dati errati dovranno essere pertanto svolte alle condizioni sopra riportate e trasmesse mezzo pec ai soggetti interessati, i quali renderanno parte integrale e sostanziale la pec ricevuta insieme al formulario oggetto di correzione.

TEMPI DI REGISTRAZIONE:

Ai sensi dell’art.190, comma 1, del D.lgs. 152/2006, le registrazioni vanno effettuate con la seguente frequenza:

o per i produttori (produttori iniziali e nuovi produttori) almeno entro 10 giornilavorativi dalla produzione del rifiuto e dallo scarico del medesimo

 o per i soggetti che effettuano la raccolta e il trasporto almeno entro 10 giorni lavoratividalla effettuazione del trasporto

 o per i commercianti e gli intermediari senza detenzione (Circolare Ambiente/Industria4 agosto 1998, n.2 lett. J) e i Consorzi almeno entro 10 giorni lavorativi dalla effettuazione della transazione relativa

 o per i commercianti e gli intermediari con detenzione (gestori) entro 2 giorni lavoratividalla presa in carico dei rifiuti;

 o per i soggetti che effettuano le operazioni di recupero e di smaltimento (gestori) entro2 giorni lavorativi dalla presa in carico dei rifiuti;

 o per i rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo (disciplinati dal DPR n. 254 del 15luglio 2003) l’annotazione nel registro di carico e scarico deve avvenire entro cinque giorni dalla produzione del rifiuto e dallo scarico del medesimo.

A cura dell’Ing. Mozzillo Antonio