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Valutazione di Impatto Ambientale e procedura di screening V.I.A Alla ricerca di una stabilità procedurale “MODIFICHE A PROGETTI ESISTENTI”

Riferimenti normativi:

  • Lgs. 104 del 2017
  • Risposta del Ministero dell’Ambiente ai quesiti della Commissione europea del 21 maggio 2015
  • punto 8, lettera t) dell’Allegato IV alla Parte Seconda del D. Lgs. 152/2006 

    Con il presente articolo si propone un’analisi della normativa in materia di screening e valutazioni ambientali in campo europeo, nazionale e regionale, come risultante dalla riforma apportata dal D. Lgs. 104 del 2017, anche alla luce delle recenti Linee guida Ci si sofferma sul problema pratico della necessità di sottoporre nuovamente a screening regionale una modifica di un impianto, in forza della legge nazionale e regionale.Esistono casi in cui impianti già sottoposti a valutazioni ambientali concluse con provvedimento finale (Valutazione impatto ambientale e/o provvedimento di esclusione a VIA), necessitano di apportare delle variante al progetto valutato.

    Le modifiche di progetti esistenti sono individuate espressamente al punto 8, lettera t) dell’Allegato IV alla Parte Seconda del D. Lgs. 152/2006, che, trasponendo letteralmente il punto 13.a dell’Allegato II alla direttiva VIA, contempla le “modifiche o estensioni di progetti di cui all’allegato III o all’allegato IV già’ autorizzati, realizzati o in fase di realizzazione, che possono avere notevoli ripercussioni negative sull’ambiente (modifica o estensione non inclusa nell’allegato III)”. Questa definizione molto concisa nei termini ma molto astratta dal punto di vista pratico-operativo, pone una grossa problematica di gestione delle istanze.

    Molto spesso, “la sottoposizione a nuovo screening V.I.A., rappresenta una scelta di cautela dell’autorità amministrativa, spesso non adeguatamente motivata in relazione a fattori carenti di oggettiva pericolosità rivenienti dagli indici di cui all’Allegato V al Codice ambientale.

    La Valutazione preliminare, è riservata a progetti considerati ex ante dal Legislatore di “minore impatto” (quelli elencati negli Allegati II-bis e IV al Codice dell’Ambiente), per i quali si giustifica una procedura accelerata nelle tempistiche, ma non nell’istruttoria. A dirla tutta, “lo screening, dunque, data la sua complessità e l’autonomia riconosciutagli dallo stesso Codice ambientale che all’art. 20 (e, più di recente, all’art. art. 9, d.lgs. del 16 giugno 2017, n. 104) ne disciplina lo svolgimento, è esso stesso una procedura di valutazione di impatto ambientale”.

    In giurisprudenza, infatti, si è osservato che “a seguito della riproposizione del progetto nuovamente a screening V.I.A., si apre una nuova fase, su iniziativa della parte interessata, con evidente aggravamento procedimentale. Essa richiede l’elaborazione di una serie di documenti, con costi a carico della richiedente ed impiego di tempo, con conseguente differimento della realizzazione e messa in opera dell’impianto, anche ove la procedura si dovesse chiudere con esito positivo. Ciò sicuramente determina un pregiudizio per l’interessata, la quale può fa valere l’interesse legittimo alla corretta applicazione dell’art. 20 del d.lgs. n. 152/2006 e dei principi che regolano l’azione amministrativa ed alla correlata ritenuta non necessità di sottoposizione del progetto a V.I.A.” (così,TAR Roma sent. 6 aprile 2016, n. 4177 confermata da Cons. Stato, sent. 15 gennaio 2018, n. 191).

    Si consideri un caso esempio di un impianto di recupero rifiuti soggetto ad una categoria progettuale (“categoria di cui al comma 7 lettera z.b dell’allegato IV alla parte II del D.Lgs. 152/06 ss.mm.ii,) per cui si è attivato e concluso il procedimento di screening Via con parere di esclusione e immagiamo che la stessa azienda in un secondo momento intende apportare una modifica al progetto consistente in un inserimento di un codice cer di altra tipologia rispetto alquadro esercente (tipologia pericoloso) relativamente alla sola messa in riserva R13. Ecco, in questo caso ci troveremo dinnanzi ad una situazione di difficile interpretazione normativa. Quale procedura attivare? Rifare lo screening VIA e poi effettuare la variante ai sensi del DPR59/2013 e/o art. 208???

    In via cautelativa si tende a riassoggettare a nuova procedura di screening il progetto, mentre da un attenta analisidel punto 8, lettera t) dell’Allegato IV alla Parte Seconda del D. Lgs. 152/2006 basterebbe effettuare una valutazionepreliminare con chek di controllo (pre-screening) in cui il proponente asseveri l’assenza di notevoli ripercussioni negative sull’ambiente.

    Ai fini dell’applicazione di tale disposizione ad opere o interventi originariamente già sottoposti a verifica di assoggettabilità alla VIA o alla VIA, potrebbero ritenersi modifiche o estensioni che possono avere notevoli ripercussioni negative sull’ambiente (di seguito semplicemente modifiche o estensioni) quelle per le quali è verificata una o più delle seguenti condizioni:

    • Ampliamento delle superfici delle strutture edilizie interne o esterne al perimetro dell’impianto, oltre la soglia del 10%;
    • Ampliamento o riduzione della intera superficie sulla quale insiste l’impianto, oltre la soglia
    • del 10%;
    • Aumento dei quantitativi di rifiuti in ingresso, oltre la soglia del 10%;
    • Aumento del numero dei codici CER , oltre la soglia del 10%;
    • Variazione del ciclo produttivo con modifica delle operazioni di smaltimento o di recupero rispetto a quelle già autorizzate, così come definite dagli Allegati B e C della parte IV del D.Lgs. 152/2006 e m.i;
    • La sostituzione di codici di rifiuti non pericolosi con rifiuti pericolosi
    • La miscelazione di rifiuti di cui al comma 2 dell’art. 187 del D.Lgs. 152/2006 e smi
    • La integrazione o la sostituzione di codici di rifiuti che sono regolamentati dalle seguenti norme di settore:
    • Rifiuti elettrici ed elettronici ( D.Lgs. 151/2005)
    • Rifiuti sanitari ( D.P.R. n. 254/2003)
    • Veicoli fuori uso ( D.Lgs. 209/2003)
    • Recupero dei rifiuti dei beni e prodotti contenenti amianto ( D.Lgs. 248/2004)
  • Oli usati ( D.Lgs. 95/92)
  • Cambiamento della localizzazione;
  • Cambiamento di tecnologia qualora questo non determini la riduzione o il mantenimento degli impatti preesistenti;
  • Modifiche a impianti produttivi che comportino un aumento della produzione (intesa come media annuale calcolata sugli ultimi tre anni) superiore al 30%;
  • Modifica tale da comportare un incremento massimo dei fattori di impatto caratteristici del progetto:
  • fabbisogno di materie prime 30%;
  • fabbisogno di acqua 20%;
  • fabbisogno di energia 20%;
  • produzione di rifiuti 20%;
  • emissioni atmosferiche 10%;
  • emissioni di rumori 50% del valore differenziale acustico notturno e diurno di cui alla legge quadro 447/95;
  • scarichi idrici 20%;
  • emissioni termiche 10%;
  • emissioni di vibrazioni 20%
  • emissioni di radiazioni 20%
  • traffico generato dall’intervento 30%
  • materiali pericolosi usati, immagazzinati o prodotti sul sito 20%;
  • rischio di incidenti rilevanti, quando intervengono modifiche che fanno rientrare l’azienda o l’impianto nel campo di applicazione della direttiva 2003/105/CE “Seveso III”.

E ovvio considerare che nel caso di modifiche o estensioni realizzate in più fasi, si ritiene necessaria una nuova valutazione allorché con l’ennesima modifica o estensione si determini il superamento delle soglie sopraindicate rispetto al progetto originariamente autorizzato.

Occorrerebbe una chiara regolarizzazione della disciplina, onde evitare l’attivazione di procedimenti senza una chiara identificazione degli impatti generati dalla modifica apportata.

Questo eviterebbe da un lato, un eccessivo carico di procedimenti amministrativi ambientali da espletarsi a carico dell’amministrazione e degli uffici competenti e dall’altro lato eviterebbe oneri e tempi eccessivi di realizzazioni di opere e modifiche apportate dal gestore/committente con evidente riduzione dei costi.

A cura dell’Ing. Antonio Mozzillo

 

Giornata Mondiale dell’Educazione

Il mese di Ottobre è il mese dedicato all’educazione sulla tutela ambientale.

In particolare in questo mese ricorre la “Giornata Mondiale dell’Educazione Ambientale” in data 14 ottobre. L’obiettivo di tale ricorrenza? Sempre lo stesso! C’è bisogno di diffondere maggiore consapevolezza e conoscenza sui rischi che la natura sta correndo a causa dei comportamenti sbagliati dell’uomo.Sentiamo parlare da tempo di quanto sia importante invertire la tendenza dell’attività umana ed industriale al fine di poter salvaguardare il pianeta. Molte le iniziative messe in campo ma non ci rimane molto tempo.
È necessario che tutti capiscano e conoscano che anche un fazzoletto gettato a terra, uno scontrino che non serve più o la carta della caramella, sono una piccola goccia in un mare di spazzatura che ormai ci sta sommergendo.
A pagarne le spese più alte sono gli esseri viventi indifesi contro tale barbarie: la flora e la fauna, in particolare ai circoli polari ma anche molte specie che fino ad oggi hanno convissuto fianco a fianco con l’uomo sono ormai a rischio estinzione.
La Giornata Mondiale sull’Educazione Ambientale è stata proclamata in Canada, nella città di Vancouver tre anni fa, nel 2017, in occasione dell’anniversario della storica conferenza dell’Onu in Georgia (Tbilisi nell’Ottobre del 1977).
Tale ricorrenza è stata indicata dal W.E.E.C. acronimo di World Environmental Education Congress ovvero il congresso internazionale incaricato di farsi portavoce di tutte le nuove strategie, educazionali, da mettere in campo per diffondere uno stile di vita sostenibile tra la popolazione a livello globale.
Tale evento dunque rappresenta un vero e proprio punto di riferimento, ma anche di svolta, per chi fa parte del settore ambientale, presentandosi come una reale opportunità per conoscere tutte le novità introdotte da tale materia e dalle tecnologie eco sostenibili.
Inoltre è sicuramente un’occasione di interscambio di opinioni e di confronto tra persone ed esperti di tutte le nazionalità sulle nuove misure da mettere in campo ed implementare in diversi paesi.
La data simbolica scelta per avere un punto di riferimento per tutti, deve essere un monito, un lume nella mente dei governanti e delle istituzioni che dovrebbero essere rappresentanti dei buoni comportamenti che dovrebbero avere i cittadini di un paese.
Solo così l’opinione pubblica potrà essere “formata” ed “informata” di quanto realmente sta accadendo nel mondo che ci circonda.
La nostra società “dei consumi” che già ormai da 50 anni viene così definita, deve arrendersi di fronte ai soli interessi di lucro per adottare nuovi stili di vita più sani per l’ambiente e soprattutto nuovi modi di fare industria.
Molte persone tendono a pensare che l’ambiente sia solo quello naturale, un habitat riprodotto come in uno zoo, senza considerare che tutto quello che facciamo, produce inquinamento anche nelle nostre case. Un banale scarico nel lavandino, la scelta di detersivi aggressivi (che hanno come base prodotti acidi) ma anche in cucina, l’errore è dietro l’angolo.
Anche una banale frittura come si dice “all’italiana” può nascondere delle insidie. Infatti, non molti sanno che l’olio, una volta utilizzato per la frittura è un RIFIUTO con tanto di codice CER che lo definisce!
Il suo corretto smaltimento è un vero e proprio dovere per cittadino ormai tanto quanto la plastica, la carta ed il vetro.
Il suo recupero e riciclo è necessario ed è per questo che molte amministrazioni comunali si stanno muovendo nella direzione di implementare ed installare appositi contenitori per la raccolta.
Parlare dunque, di educazione alla tutela dell’ambiente vuol dire far entrare nella mente delle persone che il rispetto dell’ambiente è tale come quello per tutte gli altri aspetti della vita quotidiana.
La sfida è aperta per tutte le generazioni, dagli anziani ai bambini, tutti devono essere educati al rispetto per la natura, nessuno escluso. Chiunque sente il bisogno ed il dovere di intervenire può e deve farlo, sia nella famiglia che in tutti gli altri aspetti della vita quotidiana degli uomini.In questo periodo storico c’è ancora maggior bisogno di intervenire per proteggere la natura, nel rispetto delle regole e della vita stessa.

#ReuseTheRefuse

Martina Astone

Mare … legame indissolubile con l’uomo…

“Il cuore di un uomo è molto simile al mare, ha le sue tempeste, le sue maree e nelle sue profondità ha anche le sue perle”
Così scriveva Vincent Van Gogh del mare e del misterioso rapporto che lega l’uomo ad un abisso apparentemente senza confini. Il legame con questo elemento della natura, fondamentale per la sopravvivenza della specie umana, è sempre stato caratterizzato da un rapporto simbiotico e di reciproco affetto.

Da qualche anno a questa parte purtroppo questo rapporto risulta completamente sbilanciato.

L’uomo prevarica costantemente sulla natura, sui mari, sui boschi e chi più ne ha più ne metta, consapevole dei rischi ma convinto di poterli aggirare e di poter vincere una battaglia sull’autodistruzione del pianeta.

Ma siamo davvero tutti consapevoli dei gravi rischi per la salute del mare oppure viviamo in superficie senza considerare tutto quello che vive al di sotto? L’83% dei cittadini italiani, ritiene che sia già gravemente in pericolo. Le principali cause ormai sono ben note a tutti e sono, principalmente, plastiche e micro plastiche e altri rifiuti per una percentuale dell’80%.

Non di poco conto sono l’impatto degli inquinanti chimici per una percentuale del 77% e degli effetti dei cambiamenti climatici causati dall’incuria dell’uomo, spesso poco collegati all’inquinamento delle acque.

I disastri ambientali poi sono all’ordine del giorno ormai e non sono altro che il frutto del progresso della tecnologia ed hanno caratterizzato tutto il ‘900 con il continuo versamento di petrolio nei mari di tutti il mondo. Uno dei disastri più gravi della storia risale al 1989 causato da una violenta esplosione che ha portato allo sversamento di 132000 tonnellate di petrolio sulle coste del Canada.

Anche l’Italia è stata scenario di gravi disastri marini come nel 1991, anno in cui la nave cisterna battente bandiera di Cipro  “Amoco Milford Haven”,  affonda al largo del Golfo di Genova. L’incidente provoca la morte di alcuni membri dell’equipaggio ma anche lo sversamento in mare di circa 144.000 tonnellate di greggio. Attualmente ciò che resta della nave giace  a circa 80 metri di profondità nelle acque Comune di Arenzano ed è considerato il più grande relitto “visitabile” in tutto il mare Mediterraneo.

L’uomo crea e distrugge e la natura si ribella a tutto questo.

Infatti, sempre nel 1991, nel corso della Prima Guerra del Golfo, si verificò una gravissima fuoriuscita di petrolio nel Golfo Persico per poi scoprire che fu l’esercito iracheno ad aprire deliberatamente le valvole delle condutture di petrolio in Kuwait, con l’obiettivo di impedire e di ostacolare lo sbarco dei soldati americani. Tutta la marea nera colpì le coste del Kuwait, Arabia Saudita ed Iran. Stando inoltre alle stime dei ricercatori, la quantità di petrolio che si dispersero nell’ambiente si attesterebbe tra 1.360.000 e 1.500.000 tonnellate.

Infine in tempi più recenti, anzi recentissimi possiamo ricordare quanto è accaduto alle isole Mauritius nel mese di Luglio 2020 ma potremmo citarne molti altri che hanno portato alla morte della flora e della fauna marina e soprattutto della preziosa barriera corallina.

Fortunatamente però il mare è un argomento che sta a cuore agli italiani, infatti la considerazione della sua importanza risulta molto vasta e davvero diffusa. Per tanto l’opinione pubblica appare fortemente convinta della grande urgenza di tutelare il mare, infatti, su una scala di importanza da 1 a 10, per il 45% degli intervistati il bisogno è davvero massimo ed urgente. Metà del campione, ritiene anche che la salvaguardia del mare sia necessaria al fine di mantenere l’ecosistema nei suoi naturali equilibri.

Tali informazioni sono state rilevate dall’indagine “Gli italiani e la tutela del mare e dell’ambiente” sostenuta dall’Istituto nazionale di oceanografia e di geofisica (OGS) con un campione di cittadini di tutt’Italia presenti alla conferenza stampa dell’8 Giugno 2020 in occasione della Giornata Mondiale degli Oceani.

Tutti noi siamo convinti che la protezione del mare, attualmente non tutelata da alcuna giurisdizione nazionale, sia da attribuire a qualche ente, nazionale o sovranazionale, senza considerare la personale assennatezza che ciascuno di noi dovrebbe mettere in campo per garantire alle acque e alle forme di vita che le abitano, un ambiente sano e protetto.

E’ nostro dovere dunque preservare l’ambiente dall’inquinamento e la Lem Linea Ecologica Mangia srl è impegnata proprio in questo! Grazie all’attività di recupero degli oli vegetali esausti è possibile evitare uno dei tanti danni che molto spesso, noncuranti, causiamo all’ambiente marino.

Quasi sempre infatti, versiamo l’olio di frittura in mare… come? Semplice! Lo facciamo senza accorgercene attraverso il lavandino della nostra cucina, non di certo con delle enormi taniche versate nei fiumi o sulla spiaggia!

L’olio esausto di cucina è un mostro silenzioso, che allo stesso modo, silenziosamente, contribuisce alla morte e alla distruzione della fauna e della flora marina se non inizieremo a preoccuparci di recuperarlo in sicurezza, consentendo ad impianti specializzati di poterlo riciclare rimettendolo in natura sotto forma di carburante naturale.

Ogni minimo contributo che possiamo dare alla natura è fondamentale per garantire alla nostra ed alle future generazioni un modo ancora abitabile e vivibile cercando di limitare il più possibile di distruggere la natura che ci ha dato la vita.

Questo legame tra l’uomo è il mare, indissolubile ed indistruttibile deve essere suggellato con un cambio di mentalità da parte dell’intera umanità: non prevaricare ma collaborare con la natura, non sfruttare le sue risorse fino allo stremo ma proteggere tutte le specie viventi per custodire l’ecosistema.

Questo è quello che la Lem Linea Ecologica Mangia srl si propone di trasmettere con le innumerevoli iniziative messe in campo per coinvolgere la cittadinanza attiva alla tutela dell’ambiente, al recupero nel modo corretto dei rifiuti, compreso l’olio esausto vegetale.

Insieme possiamo valorizzare ciò che è rifiuto in partenza.

 Martina Astone

La Lem Linea Ecologica Mangia rafforza il legame con Save the Children e si conferma “Impresa per i Bambini” anche per l’anno 2020-2021

Il Gruppo Lem rafforza il proprio legame con Save the Children, l’organizzazione internazionale impegnata da oltre 100 anni a salvare i bambini più vulnerabili del mondo.

In virtù dei risultati importanti già conseguiti nel corso del primo anno di collaborazione, il Gruppo Lem ha deciso non solo di confermare la propria adesione alla ONG, ma anche di accrescere il proprio impegno in favore dell’Organizzazione per l’anno 2020-2021.
Una partnership umana prima ancora che professionale, quella tra il Mangia Group e Save the Children, fatta di persone che hanno il comune obiettivo di aiutare quanti più bambini è possibile ad avere un futuro e soprattutto un futuro diverso, senza abusi, guerre, malnutrizione.
L’emergenza Covid-19, che ha messo in ginocchio tutto il pianeta, ha avuto ripercussioni ancora più drammatiche nei paesi più poveri del mondo, già quotidianamente provati da carestie, siccità, calamità naturali, guerre e, di recente, anche dalla peggiore invasione di cavallette degli ultimi 10 anni.

E purtroppo, com’è inevitabile, i bambini – che sono i più fragili e indifesi – sono le prime vittime. A loro tocca sempre la parte peggiore, sotto tutti gli aspetti, fisici e psicologici.
La Lem Linea Ecologica Mangia non riesce a rimanere indifferente a tutto questo e risponde al grido d’aiuto dei più piccoli accrescendo il proprio sostegno in favore Save the Children, un’organizzazione che si distingue per serietà, impegno e obiettivi ambiziosi.
Il Grupp si conferma così, anche per il 2020-2021, “Impresa per i bambini”, formalmente e soprattutto concretamente, contribuendo con i fatti a garantire salute, educazione e sicurezza alle future generazioni del nostro pianeta.