L’allarme che questa volta è stato lanciato dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) riguarda l’inquinamento atmosferico. In particolar modo, la stessa, vuole sottolineare la gravità dell’esposizione da parte dei neonati, fino a due anni, all’inquinamento dell’atmosfera. Il primo passo è stato quello di abbassare, ulteriormente, le soglie sui livelli di guardia degli agenti inquinanti, con l’obiettivo di dare maggior tutela ai bambini e alle loro famiglie. Risulta, dunque, necessario che il problema sia affrontato sia da un punto di vista individuale, ma soprattutto istituzionale ed è per questo che diverse associazioni pediatriche sono intervenute per dare un concreto supporto a quanto ha nuovamente stabilito l’OMS. 

In particolare in Italia il Ministero della Salute è intervenuto con un progetto “Ambiente e primi 1000 giorni”, seguito e sostenuto dal Centro Nazionale per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie. L’obiettivo principale è quello di trovare nuove proposte, da parte del reparto pediatrico della comunità scientifica per prevenire malattie di vario genere ed in particolare respiratorie che possono svilupparsi già dai primi mesi di vita e diventare poi, con il passare del tempo croniche o versioni peggiorate da una scarsa prevenzione, dovuta alla sottovalutazione del problema. 

L’impegno assunto dal Ministero della Salute e dalle varie associazioni che seguito il sopra citato progetto, è quello di concentrarsi sull’inquinamento outdoor, a causa delle diverse forme di smog che il settore dei trasporti di merci su strada, industrie e riscaldamenti domestici immettono, inconsapevolmente in atmosfera.

Se ognuno di noi fosse davvero consapevole del danno che fa ogni volta che, in modo naturale e disinvolto sceglie l’automobile piuttosto che la biciletta per percorrere tratti, alle volte anche di meno di un chilometro, forse ci penseremmo su due volte. 

Tra le sostanze più inquinanti infatti, annoveriamo il “particolato atmosferico, biossido di azoto e ozono”. Si tratta di sostanze solide o liquide sospese nell’aria, chiaramente invisibili ad occhio nudo in quanto hanno una dimensione di pochi nanometri. Si tratta di un cocktail inquinante la sua presenza attanaglia principalmente le aree urbane. Il particolato può essere considerato uno dei peggiori nemici per la salute umana, tanto che l’OMS AIRC (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro), l’hanno definito cancerogeno, ovvero in grado di causare tumori e / o favorirne insorgenza e propagazione nell’organismo. Il particolato ha la capacità di penetrare nei polmoni e dai polmoni al sangue, divenendo tra le principali cause di morte per arresto cardiaco e più in generale è considerata la sesta causa da imputarsi per le morti premature. 

Ma non ha un impatto negativo solo sulla salute dell’uomo ma anche sul clima e sull’atmosfera, alterando il regolare ciclo delle piogge e sconvolgendo equilibri climatici centenari in alcune zone del mondo. 

È possibile notare, come si dice ormai comunemente, che le mezze stagioni non esistono più e forse è colpa, in parte, dell’elevata presenza di particolato nell’atmosfera. Causa sconvolgente dei lunghi equilibri che la terra aveva raggiunto nel corso degli ultimi secoli. 

Oltre ai vari disturbi collegati all’apparato respiratorio, altre parti dell’organismo possono essere aggredite dal particolare atmosferico come l’apparato neurologico ma anche quello digestivo, con conseguente diffusione di problemi di obesità nella popolazione. Ed è proprio nella prima fase di formazione degli organi che i neonati possono essere soggetti allo sviluppo di tali malattie e complicazioni, essendo il logo un organismo molto vulnerabile e privo di buone difese immunitarie. 

Alla luce di quanto descritto fino ad ora e tanto altro ancora, l’OMS ha lanciato delle nuove linee guida che sono state pubblicate il 22 Settembre 2021 con l’obiettivo di ridurre i lavori limite per l’esposizione agli agenti inquinanti più dannosi come l’appunto, particolato atmosferico ma anche il Biossido di Azoto (NO2). 

Le concentrazioni, calcolate in media in un anno, diminuiscono da 10 a 5 un/m3 mentre per quanto riguarda le emissioni di ozono, non devono superare (durante le 8 ore del periodo estivo), i 60 un/m3. 

Tali valori non comportano vincoli legali ma servono per diffondere informazione affinché le legislazioni nazionali ma anche l’Unione Europea, inizino a muovere i primi passi verso delle risoluzioni concrete, che possano proteggere i cittadini di tutte le età specialmente le più vulnerabili. 

All’interno del documento poi, ci sono una serie di indicazioni che specificano le azioni proposte da seguire. E ‘fondamentale che tutti siano informati sui grandi rischi che si corrono in modo che possano mettere in pratica tutte le strategie necessarie per evitare rischi alla salute ma soprattutto per intraprendere attività che possano migliorare la qualità della vita e del benessere di tutti. 

Dott.ssa Martina Astone